STELLA N.12
Considerazioni sull’Europa  a Cura del Prof. Salvatore D’Alesio

 

 

PER I GIOVANI DI QUEST’EPOCA.

Mi chiedo come si possa essere felici e ottimisti, quando un giovane diplomato o laureato, inizia quello che definisco un autentico “calvario” : la ricerca del lavoro. A quel punto, incrocerà il termine FLESSIBILE, cioè il LAVORO FLESSIBILE, che è sinonimo della possibilità di licenziare o un lavoro di breve durata, per il quale non è nemmeno necessario il licenziamento.In tal modo, dicono i “luogocomunisti” ( ossia, i fautori del luogo comune ), si aumentano i posti di lavoro, per cui giovani e i non più giovani, si adattano alle collaborazioni continuative, ma di fatto discontinue, considerando “manna dal cielo”, il lavoro occasionale, cioè il lavoro senza futuro. Meglio questo che niente, si dice, in uno scenario che impedisce matrimonio, figli, acquisto casa, programmazione della vita. Ma questo scenario si chiama con un termine che mette i brividi : “precarietà ”.

I poveri giovani e per chi ha qualche anno in più : si trovano nel territorio dell’insicurezza, nella costante “preghiera” che il lavori duri un mese e poi un altro e poi un altro ancora, fino a quando tutto finisce con l’interruzione. Il contratto a tempo indeterminato era la normalità per una Repubblica fondata sul lavoro, ora la normalità è la possibilità di essere licenziati in qualunque momento, diventando, poco alla volta, esseri umani lacerati dall’insicurezza e dalla tristezza. Chiamiamole “vite flessibili”, che, perdono, poco alla volta, per ironia della sorte e per i profili sadici dei Governanti ,anche le garanzie dell’Organizzazione Internazionale del lavoro.Ricordiamo che nel 1999, l’Organizzazione si riunì a Ginevra e la sessione era titolata “Pour un travail décent”, allo scopo di definire, indicare e imporre eticamente (ci voleva più cogenza!):

  • Sicurezza dell’occupazione, ossia protezione contro i licenziamenti abusivi,
  • sicurezza professionale, per incrementare le proprie competenze e conquistare un’identità professionale,
  • sicurezza nei luoghi di lavoro,
  • sicurezza del reddito, al fine di essere pagati adeguatamente
  • sicurezza di rappresentanza, ossia la protezione di organizzazioni sindacali, in grado di tutelare con forza, risolutezza e continuità il lavoro, in genere.

 

I lavori flessibili, nello scenario della precarietà cancellano quanto indicato dall’Organizzazione Internazionale del lavoro e trasformano esseri umani con laurea o diploma in soggetti propensi alla protesta, alla ribellione, alla contestazione, nel silenzio o , al massimo, schiavi delle vaghe promesse di politici senza più credibilità. Si può ritornare al lavoro a tempo indeterminato solo con ampie distribuzioni di risorse finanziarie sul mercato, come hanno fatto Obama negli USA e Shinzo Abe in Giappone. In Italia i sodi ci sono : sono quelli dello Stato centrale, ormai inservibile col decentramento (518 MLD l’anno di spesa), delle Regioni indebitate fino al collo (altri 280 MLD), dai grandi Comuni anch’essi indebitati (180 MLD), dalle Province  (20 MLD), e dalle rilevanti “fonti” finanziarie a fondo perduto ( i Fondi Strutturali ) e a tasso superagevolato dalla Banca Europea per gli Investimenti, dalla Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo, dal Fondo di Coesione, e da tutti i Programmi che l’Europa pone a disposizione del lavoro, attraverso progetti di qualsivoglia natura, finanziabili. Ma, tutta questa cascata di ricchezza non viene “vista” dal Governo, per motivi che sfuggono alla logica, al raziocinio, ed anche al senso di pietà per tanta gioventù, per tanti quarantenni, cinquantenni, che vivono una storia umana solcata dall’infelicità.