Stranamente, rileviamo che sono stati colpiti più duramente i Paesi in cui il debito decresceva come Spagna e Irlanda. Pertanto, affermare l’obbligo di un’economia senza debito equivale a ipotizzare un’economia priva di mercati finanziari, una sorta di suistema arretrato, nemmeno conosciuto nelle plaghe piu’ incivili del mondo. I difensori dell’Euro si ammantano della loro credenza liberista : ma si può essere liberisti in un mondo senza libero mercato, senza debito, in un mondo di cambi rigidi, e privo di mercati valutari? Sarebbe un mercato di pazzi o meglio un mercato inesistente. Intanto, dobbiamo sorbirci i pareri dei cosiddetti “soloni” dell’economia che pontificano con affermazioni del tipo “l’euro ci difende perche’ è forte” oppure ” l’importante è produrre”, dimenticando che in economia, oltre l’offerta esiste anche la domanda ! Ma, se tutti sono diventati poveri e le PMI sono scomparse ( o quasi ), che produttività deve esserci, quale offerta?  Purtroppo, i tagli crudeli, dissennati e lineari, imposti per diminuire il debito pubblico, conditi da una stretta fiscale somigliante ad un “cappio” ha impoverito famiglie ed imprese, che spendono molto di meno. In tal modo, il settore privato è entrato in deficit, e da fondamentale “risparmiatore” è diventato un “debitore”. Ed ora parliamo anche della vendita dei “gioielli di famiglia” agli investitori esteri. Che tristezza vendere quanto di piu’ bello a facce sconosciute, nella certezza di ridurre il debito pubblico. Guarda caso, vengono cedute le Aziende che fanno profitti, per cui saremo costretti ad indebitarci ancor piu’ con l’estero.

Ed ora un pò di storia.

Nel 1944, alla Conferenza di Bretton Woods, gli U.S.A. avevano imposto al mondo un sistema valutario internazionale con cambi fissi basati sul dollaro. Il dollaro, convertibile in oro,lo sostituiva nel pagamento delle transazioni internazionali. Ma nel 1971. Nixon sospese unilaterabilmente la convertibilità del dollaro in oro, così dichiarando “liberi tutti”. I cambi da rigidi diventavano flessibili. Molti economisti avevano previsto un disastro economico per l’abbandono dei cambi fissi. Ma il disastro non ci fu e la lira si rivaluto’ del 7% rispetto al dollaro.

Poi, gli shock petroliferi degli anni 70, le domeniche senz’auto portarono i Governi italiani a svalutare la lira, per rendere competitive le Imprese. Nel 1987, l’Italia decise l’ingresso nel “Sistema monetario Europeo” con cambi FISSI, in pratica, veniva imposta una ideale moneta unica. Arriviamo così al 1992, allorquando il Governo Amato, dopo il taglio della scala mobile che fu un grande successo del Governo Craxi, si trovo’ nel bel mezzo di una crisi valutaria. In quel momento, l’Italia prese una decisione coraggiosa e vincente. L’uscita dallo SME e una svalutazione del 20% e – guarda caso – l’inflazione, invece di salire, scese dal 5 al 4 %, con cio’ a dimostrazione che le relazioni fra svalutazione e inflazione non sono “meccaniche”, come, per terrorismo spicologico, i “luogocomunisti” fanno credere. Il “laccio” del cambio fisso imposto dall’euro, i fendenti scagliati dall’Europa ai nostri redditi, ai nostri diritti, alla nostra sovranità, al nostro sistema industriale, hanno portato il Paese fino a questo punto. Un Paese supertassato, col costo del lavoro elevatissimo, impossibilità a svalutare, P.M.I. senza credito, Piccoli Comuni abbandonati al loro inevitabile destino di estinzione, disoccupazione crescente, Mezzogiorno senza futuro, ha un Leader, Letta, che parla in questi giorni di invisibile abbassamento delle tasse, di vendita dei “gioielli di famiglia”, senza annunciare di aver sottratto nemmeno 1 euro dai “grandi sprechi”, ha, purtroppo poche possibilità di ripresa.

Cio’ mi induce ad avere gli incubi in ore notturne !