STELLE CONTRO L’EUROPA
Approfondimenti sull’Europa a cura del Prof. Salvatore D’alesio

 

 

Joseph Stiglitz, Premio Nobel, condanna l’austerity e la considera mortale per l’Italia, “in quanto l’ U.E. deve rilanciare la crescita e, se non succede, anche il debito pubblico diventerà governabile”.Inoltre, ci consiglia la riforma dello Stato, e poi, di dedicarci alla crescita e abbandonare le politiche di austerità. Avete una disoccupazione da primato e ciò costituisce il fallimento di una società” e non c’è dramma più grave di questo, di quando ci sono 20 disoccupati che si presentano per un solo posto di lavoro”.

 

La posizione di Stiglitz è la fotografia dello scenario drammatico, in cui si trova l’Italia e che non è avvertita dai Governanti, che fanno continue “gite” a Bruxelles ad implorare un allentamento dei vincoli di Maastricht, che puntualmente non viene concesso. In pratica, siamo, da tempo, nel baratro e nessuna azione governativa “muscolare” ed efficace, è stata avviata dai tre ultimi Governi, succeduti al Governo Berlusconi, fatto fuori con un evidente “colpo di Stato”, per essere affidato a Monti, Letta e Renzi, a cui è stato affidato il compito di salvare il Paese.  L’azione “forte e muscolare”, a cui alludiamo, sono la cancellazione del “Condominio romano”, cioè delle strutture dello Stato centrale, rimaste intatte, nonostante il decentramento, delle Regioni indebitatissime, dei grandi Comuni che succhiano montagne di denaro, il decreto “salvaroma” la dice tutta e, da ultimo, la beffa della “cancellazione” delle Province, trasformate in aree metropolitane o in “aree vaste”, che continuano a succhiare ancora soldi, con risparmi da salvadanaio.

 

La Germania ci ha imposto l’austerity e noi non abbiamo , nel tempo, battuto ciglio ed accettato la sottomissione alle regole più assurde, con senso di irragionevole acritica sudditanza. Il ritorno al passato ci porta al 1995 e al “Patto di stabilità e crescita”, un ridicolo ossimoro paragonabile a un “ti odio e ti amo”, che aggiungeva ulteriore cemento, ove mai a suo tempo, non ne fosse stato messo a sufficienza, sui maledetti parametri, che diventavano catene indistruttibili. Purtroppo, ci sono molte, direi troppe colpe nostre : come giustifica l’Italia la sistematica incapacita’ di utilizzare in toto il fondo perduto dei Fondi Strutturali o i finanziamenti della Banca Europea per gli Investimenti e dei Programmi che questa produceva e produce, al fine di finanziare gli investimenti nel Mezzogiorno ? Nel periodo 2000-2010, l’Italia non ha utilizzato a beneficio del Sud l’enorme cifra di 158 miliardi di euro, condannando le Regioni, svantaggiate e da sempre prive di strutture e infrastrutture, alla povertà, incrementata smisuratamente, dall’austerity. Come è stato possibile per il Governo Prodi entrare nell’Eurozona e sbandierarlo come un “successo”, quando il rapporto, in quel momento, tra deficit pubblico e PIL doveva essere obbligatoriamente del 60%, mentre il nostro risultava del 138%In proposito, ci domandiamo PERCHE’ PROPRIO QUEL 60%, da quale calcolo deriva, quale giustificazione puo’ renderlo legittimo e accettabile.

Nessuno ha spiegato quel 60%, uno dei, purtroppo, famosi parametri, che non è stato discusso e approvato dal Parlamento, insieme agli altri, e ce lo siamo trovati addosso all’improvviso, al risveglio in una mattina sfortunata. Perchè quella cifra e non un’altra ? Perchè non è mai stata diffusa una motivazione, una spiegazione del perche’ di quei parametri, di quei numeri ingiustificati, che hanno condannato alla decrescita, alla perdita di competitività, allo spegnimento del lavoro, all’aumento della disoccupazione con cifre da record, e all’evaporazione delle imprese ?
Il disastro è addirittura condiviso e rafforzato dalle Banche, che bloccano ogni forma di credito o di incentivo alle Imprese, in violazione palese della normativa europea e, di fatto, cancellando la “politica per le Imprese”, della stessa U.E. ,che – viceversa – obbliga le Banche a facilitare alle P.M.I. l’accesso al credito. A questo punto, a fronte dell’accondiscendenza dei nostri Governi al diktat della Merkel, che, irresponsabilmente, continua ed imporre “l’ austerity- veleno” e che non può essere alleviata da comunicati del tipo : “Renzi è stato per mezz’ora a colloquio con Angela Merkel”, non ci resta che schierarci sulla linea di chi sostiene, vedi Galbraith, Robert Skidelsky, Randall Wray, Stephanie Kelton, Bill Mitchell, che le Banche centrali devono utilizzare il loro illimitato potere per stampare moneta e, in tal modo, finanziare i disavanzi. Sulla linea di Keynes, sosteniamo che il rilancio economico e la crescita è possibile solo con un rilancio di spese pubbliche, finanziate dalla Banca centrale, e non alzando le tasse.
Assolutamente.
John Maynard Keynes insegnava che dalla crisi si esce soltanto se la domanda pubblica si sostituisce alla scomparsa domanda privata. Ma questo scenario è realizzabile solo uscendo dall’Eurozona!
Adesso, se rendiamo noti alcuni esempi di come si esce velocemente dalla “crisi”non enunciamo soluzioni fantastiche : l’America è fuori dalla crisi, fin dal 2008, grazie alla FED e ai suoi acquisti di bond, pari a 85 miliardi di dollari al mese, al fine di pompare liquidità all’economia reale. L’economia americana, che ora genera duecentomila nuovi posti di lavoro al mese, fonda la sua azione sulla  finanza “flessibile”, che ha posto fine –velocemente – alla crisi, come detto, sin dal 2008.  Altrettanto, ha fatto il Giappone di Shinzo Abe, raggiungendo la rinascita, dopo 25 anni di depressione.

 

Ma, nell’Eurozona domina la povertà.

 

I Paesi emergenti, sono tutti “emersi” dalle difficolta’, dalla depressione e dalla crisi : dalla Cina, che si colloca al primo posto, all’ India, Indonesia, Brasile, Messico e molti altri.
Affermiamolo e gridiamolo una volta per tutte: l’austerity, se protratta per anni, come sta avvenendo, porta alla desertificazione dell’economia. Sono “pazzi” quei Governi, i nostri in testa, se pensano di superare la crisi a colpi di tagli : i salassi al Welfare, contraggono il potere di acquisto e i consumi, mentre la scomparsa della domanda deprime gli investimenti e i posti di lavoro.
Tutto ciò conduce alla contrazione del PIL e spinge in alto il deficit e il debito, che inutilmente si tenta di ridurre. L’austerity condanna a morte un’intera generazione, la cui colpa ricadrà sui responsabili dei Governi, che si sono appiattiti sulla irrazionalità delle decisioni Europee e non hanno avvertito, come danno da evitare a tutti i costi, la gravità della perdita di quel prezioso bene chiamato sovranità. Il modello dell’Islanda. Parlo dell’Islanda con grande pathos, perchè da vent’anni, annualmente vi passo un periodo di vacanze nei mesi estivi: ne sono innamorato. Ebbene, anche l’Islanda era stata assalita dalla crisi, nel 2008 : aveva un debito di 100 miliardi di dollari verso soggetti stranieri. A fronte della richiesta improvvisa di restituzione, le Banche si rivolgono alla Banca Centrale Islandese, ma questa risponde picche, in quanto non ha riserva per far fronte alla richiesta. A quel punto, l’Inghilterra requisisce i beni delle Banche Islandesi nel Regno Unito, per proteggere i diritti di chi ha investito in quelle Banche. Quindi, l’Inghilterra, d’accordo con l’Olanda, avanza formale richiesta di rimborso di 5 miliardi di euro. Cifra spropositata e impossibile per il bilancio della piccola Islanda. L’Inghilterra e l’Olanda si dichiarano indisponibili anche ad accettare i 2 miliardi di euro che il Fondo Monetario Internazionale si dichiara pronto a prestare all’Islanda.

 

La situazione appare ingestibile, perche’ assume i contorni del dramma.
Ma, stavolta, il Popolo scende in campo e forma un’immensa catena umana intorno al Parlamento, per dire NO alla restituzione. Invece, il Governo vuole onorare il suo debito verso i due Paesi e firma un accordo con questi per restituire in 14 anni 4 miliardi di euro. Ma l’orgoglioso Popolo islandese non ci sta assolutamente, raccoglie le firme e chiede il Referendum sulla decisione governativa. Il Referendum si tiene il 6 Marzo 2010 e i no alla decisione governativa della restituzione stravincono col 93% dei voti. Gli stati antagonisti sono infuriati e, stavolta, scendono a piu’ miti consigli, accontentandosi del pagamento del debito in 30 anni a partire dal 2016. Fermo sul suo convincimento, il Popolo dice No anche a questa soluzione e si conquista un altro referendum che respinge la soluzione governativa col 59% dei voti. I Governi Inglese e Olandese, schiumanti di rabbia, si rivolgono alla Corte Internazionale della European Free Trade Association.
La sorpresa avviene nel 2003 : il processo termina con Sentenza che riconosce all’Islanda il diritto di non pagare. Finalmente, hanno vinto le ragioni del Popolo, del bene comune e non della Finanza speculativa e imbrogliona. Lo scenario attuale : la sconfitta dei due Stati “importanti” e , quindi, il Governo Islandese fa fallire le tre principali Banche, scaricando, in tal modo, ogni problema sui creditori esteri. Il Fondo Monetario Internazionale, insieme ai Paesi Scandinavi, le ha concesso un prestito di 3 miliardi di dollari, non per salvare le Banche, ma solo per tutelare i risparmiatori islandesi, i cui depositi, ora sono al sicuro. Oggi l’economia Islandese e’ in crescita ed è lodata da tutti, ad iniziare dal FMI che le riconosce il merito e l’opportunita’ di aver lasciato fallire le sue tre Banche principali e di non aver pagato i creditori esteri. Ma, torniamo all’Italia : spero che presto il popolo dei disoccupati, delle partite iva, delle Imprese, degli esodati, dei falliti, dei giovani disorientati e incapaci di scegliere il lavoro “giusto”, delle migliaia di giovani, meno giovani, avanti con l’età che, in possesso di laurea, ed iscritti, senza speranza, nelle graduatorie dalle quali si attingono i docenti, si ribelli, seguendo l’esempio islandese, formando una catena umana “all’Islandese” che circondi il Parlamento, a tempo indeterminato per testimoniare pacificamente l’urlo di disperazione di chi è povero perche’ il lavoro da tempo non esiste piu’.