Che dannazione per il nostro Paese il divorzio tra Tesoro e Banca d’Italia del 1981. Che dannazione la rigidità del cambio, prima come SME, poi come EURO e liberalizzazione dei mercati finanziari. Da quel momento, tutti gli attori sociali, Governo incluso, devono fare quel che decide la Banca d’Italia o quello che decidono i Mercati.Viene, così istituzionalizzata una ANTI DEMOCRAZIA, che si sottrae al controllo del Parlamento e che viene giustificata da decisioni tecniche determinate dalla “congiuntura sfavorevole”.In tale scenario, nasce la  giustificazione dei “Governi tecnici”, che sono abilitati a prendere le decisioni più impopolari e sbagliate perchè le impone la crisi. L’euro, quindi, nasce nell’ambiente più ovattato e favorevole, cioè dal “divorzio” tra Banca d’Italia e Tesoro, in cui viene “scolpita” la “tavola di un legge insuperabile” : il divieto di finanziamento monetario del deficit pubblico, che si estende a tutta l’Eurozona con il Trattato di Maastricht. Ritorniamo per un attimo indietro per ricordare che nel 1981, i tassi di interesse volarono verso l’alto, facendo decollare il debito pubblico, per cui il Governo adottò una politica fiscale restrittiva, mentre cresceva la disoccupazione e stagnavano i salari. In tal modo, abbiamo spalancato le porte all’egemonia della Germania che, insieme ad altri Paesi ricchi, ci ammettono, con Prodi, nell’area euro anche se il nostro rapporto tra debito pubblico e PIL fosse 60/130.

 

E’ l’inizio del nostro cammino verso la povertà.

 

Ne discende che i Paesi non ricchi, non potendo stimolare l’economia con la politica fiscale, possono contenere la depressione solo col MERCANTILISMO, ed adottando politiche deflazionistiche che impoveriscono i lavoratori. La Germania entra, da regina, su questo palcoscenico, preparato per lei…….dagli ingenui (limitiamo le offese ), con la sicurezza di stra-vincere con le legioni di manodopera dei Paesi dell’Est e i precari della riforma Hartz. La riforma Hartz, dal nome di Peter Hartz, membro del consiglio d’amministrazione della Volkswagen e della commissione per “Servizi moderni per il mercato del lavoro”, è una riforma tedesca del mercato del lavoro messa in atto tra il 2003 e il 2005, sotto il governo del cancelliere Gerhard Schröder (SPD).

 

La parola d’ordine della riforma Hartz è stata flessibilità.

 

L’obbiettivo, infatti, è stato quello di assicurare ai disoccupati la possibilità di accedere al mercato del lavoro anche grazie a lavori marginali, creando posti e spazi per le persone poco o non qualificate, non più destinate ai lavori in nero, grazie alla regolarizzazione e legalizzazione del mercato del lavoro. Venne così “sposato” l’aggancio valutario, motivato dal pretesto della promozione del commercio e del controllo dell’inflazione ecco perchè si afferma che, sia stato opportuno, il divorzio tra Banca d’Italia e Tesoro. Ne discende che il vincolo esterno, detenuto dall’aggancio valutario, sottrae risorse all’azione dei pubblici poteri e attraverso le privatizzazioni dei servizi pubblici locali, apre la porta a nuove e più probabili corruzioni.  La democrazia latita, mentre le riforme che Renzi intende attuare, vengono prese sotto la minaccia dello spread.

 

NO AL DOGMA DEL LIBERO MERCATO.

 

Infatti, la crisi non può essere risolta spingendo i lavoratori alla mobilità, in quanto il lavoratore che lascia la propria Regione riduce in essa l’offerta di lavoro, provocando una spinta al rialzo dei salari, e, contemporaneamente, riduce anche la sua domanda che esporta altrove.

 

NO AL DOGMA DELL’INDIPENDENZA DELLA BANCA CENTRALE.

 

Questo principio, che è il “cuore” della “deregulation”, è la responsabile della catastrofe economica. Le Banche hanno solo perseguito, secondo loro, il…….”problema-inflazione”, e nessuna attenzione alla disoccupazione dilagante.

 

NO AL DOGMA DELL’AUSTERITÀ.

 

La Banca Centrale imponendo allo Stato di finanziarsi alle condizioni di mercato, blocca qualsiasi prospettiva di sviluppo sorretta dall’azione pubblica.