Affermano i tifosi del “luogo comune” , che il Prof. Bagnai definisce, con termine colorito ed efficace, “luogocomunisti”, che il disastro dell’economia dei PIIGS ( Portogallo, Irlanda,Italia, Grecia e Spagna ) è addebitabile solo alla pochezza strutturale economica, culturale e di sapiente amministrazione della cosa pubblica dei Paesi “porcellini”, per cui la “colpa” è tutta loro : hanno “debiti sovrani”, sono incapaci di controllare la spesa pubblica e la crescita del debito. Pertanto, devono obbligatoriamente tranquillizzare i mercati” e migliorare il bilancio pubblico, imponendo l’aumento delle tasse. Pazzesco ! Le tasse in Italia fanno superato il 50/%  ed mostruoso realizzarlo quando il tasso di disoccupazione è impressionante e cresce di continuo, mentre l’evasione si organizza al meglio per sottrarsi allo Stato poliziesco. Inoltre, secondo gli ordini della Merkel dovremmo ridurre le uscite con tagli alla spesa sociale, ai servizi, al welfare, privatizzando tutto quel che si può, a costo di vendere un intero Paese, riformando il mercato del lavoro, introducendovi maggiore flessibilità, cioè facilità di licenziamento da parte delle aziende ancora in vita (per poco). Ma se guardiamo dal nostro Paese, ai Governi “schiavi” della Germania -“comandante”, –  che hanno attuato politiche tanto austerity , osserviamo che l’economia è letteralmente crollata, mentre i grandi sprechi sono rimasti intatti. Va ricordato che una dichiarata e visibile opposizione al “comando” della Merkel, alle sue obbligate imposizioni, descritte ed attuate, l’ha svolto finora solo il Governo Berlusconi, sostituito – forse per la “ribellione”, manifestata verso lo strapotere tedesco -nientemeno che dal rappresentante storico del potere finanziario e delle Banche, il Prof. Monti, che ha compiuto, obbedendo ciecamente agli ordini teutonici, senza battere ciglio, la devastazione economica del Paese, bloccando i rubinetti del credito alla P.M.I. e ai Piccoli Comuni, plaudendo al “fiscal compact”, che rende questi obblighi come un potentissimo veleno. Tutto cio’ Infischiandosene delle critiche violente che gli venivano rivolte dai Premi Nobel per l’economia  Krugman  e Stiglitz. Ora, c’è il Il Governo delle “larghe intese”, non eletto anch’esso dal Popolo,  che continua sulla stessa strada e quel che più inorridisce è il cinismo col quale si assiste al decesso del Paese, senza toccare un euro dai “grandi sprechi” e senza alcun gesto, non di ribellione, ma di critica forte ed efficace ed azioni operative conseguenti,  nei confronti della Germania mangiatutto. Le valutazioni nostre sono lontane le “miglia e miglia” da quelle dei “luogocomunisti”.

 

La crisi non dipende dal bilancio.

La crisi non dipende dal bilancio, che di per sè non è la causa del disastro, ma solo la fotografia economica dello Stato in quel momento e nemmeno del “debito pubblico sovrano”.

 

Le cause sono altre.

Anzitutto, l’Italia non è entrata in un’ OCA, pur assomigliandone nel momento in cui Prodi, al settimo cielo, annunciava che i Paesi virtuosi – bontà loro – ci avevano ammesso nell’eurozona, nonostante il nostro debito pubblico superasse del doppio la soglia dell’indebitamento, fissata al 60%. OCA significa “optimal currency area” , cioè area valutaria ottimale. L’Italia è entrata, invece, in un “club”, in cui non esiste la convergenza dei tassi di inflazione, non esiste l’ integrazione fiscale, non esiste un’alta mobilità dei fattori della produzione. La Germania ha i tassi di interessi più bassi e, quindi, vende molto piu’ facilmente i suoi prodotti ed ha i consumi più alti, occupazione stabile e prelievi fiscali, secondo previsioni. Mentre i PIIGS, a causa di questa situazione, devono aumentare le importazioni e diminuire le esportazioni, con aumento dell’indebitamento con l’estero e costante evaporazione delle Imprese, che non solo non hanno consumi a causa dell’ l’impoverimento dei cittadini, ma non possono nemmeno vendere all’estero : a ciò si aggiunge la rigidità del cambio che impedisce al Paese, così in difficoltà, di azionare l’iniziativa della svalutazione. Ripetiamo che non esistono trasferimenti fiscali tra Stato e Stato, e ciò è un danno ulteriore, mentre la libera circolazione delle persone è ostacolata dalle grandi e insuperabili differenze tra i Paesi dell’Eurozona. Questo è solo l’inizio della storia del nostro disgraziato ingresso nell’eurozona, che ci ha persino fatto accettare – da suggestionati -la quasi incredibile realtà della normalità che, in questo caso, non sia lo Stato a coniare la moneta, bensì la cosa più stupida e inverosimile : quello che sia la  moneta che conia lo Stato.

 

Quale Stato ?

Forse, quello dell’ingresso dell’ Italia nello Stato della Merkel, dopo aver ceduto a questa il 70% della nostra sovranita’ ? Stranamente, rileviamo che sono stati colpiti più duramente i Paesi in cui il debito decresceva come Spagna e Irlanda. Pertanto, affermare l’obbligo di un’economia senza debito equivale a ipotizzare un’economia priva di mercati finanziari, una sorta di sistema arretrato, nemmeno conosciuto nelle plaghe più incivili del mondo. I difensori dell’euro si ammantano della loro credenza liberista : ma si può essere liberisti in un mondo senza libero mercato, senza debito, in un mondo di cambi rigidi, e privo di mercati valutari? Sarebbe un mercato di……pazzi o meglio un mercato…….inesistente. Intanto, dobbiamo sorbirci i pareri dei cosiddetti “soloni” dell’economia che pontificano con affermazioni del tipo “l’euro ci difende perchè è forte” oppure ” l’importante è produrre”, dimenticando che in economia, oltre l’offerta esiste anche la domanda ! Ma, se tutti sono diventati poveri e le PMI sono scomparse (o quasi), che produttività puo’ esserci, quale offerta? Purtroppo, i tagli crudeli, dissennati e lineari, imposti per diminuire il debito pubblico, conditi da una stretta fiscale somigliante ad un “cappio” ha impoverito famiglie ed imprese, che spendono molto di meno. In tal modo, il settore privato è entrato in deficit, e da fondamentale “risparmiatore” è diventato un “debitore”. Ed ora constatiamo anche la vendita dei “gioielli di famiglia” agli investitori esteri. Che tristezza vendere quanto di più bello a facce sconosciute, nella  erronea illusione di ridurre il debito pubblico. Guarda caso, vengono cedute anche le Aziende che fanno profitti, per cui saremo costretti ad indebitarci ancor più con l’estero.