Nel 1944, alla Conferenza di Bretton Woods, gli U.S.A. avevano imposto al mondo un sistema valutario internazionale con cambi fissi basati sul dollaro. Il dollaro, convertibile in oro, lo sostituiva nel pagamento delle transazioni internazionali. Ma nel 1971. Nixon sospese unilateralmente la convertibilità del dollaro in oro, così dichiarando “liberi tutti”. I cambi da rigidi diventavano flessibili.

Molti economisti avevano previsto un disastro economico per l’abbandono dei cambi fissi. Ma il disastro non ci fu e la lira si rivalutò del 7% rispetto al dollaro. Poi, gli shok petroliferi degli anni 70, le domeniche senz’auto portarono i Governi italiani a svalutare la lira, per rendere competitive le Imprese. Nel 1987, l’Italia decise l’ingresso nel “Sistema monetario Europeo” con cambi FISSI, in pratica, veniva imposta una ideale moneta unica.

Arriviamo così al 1992, allorquando il Governo Amato, dopo il taglio della scala mobile che fu un grande successo del Governo Craxi, si trovò nel bel mezzo di una crisi valutaria. In quel momento, l’Italia prese una decisione coraggiosa e vincente. L’uscita dallo SME e una svalutazione del 20% e – guarda caso – l’inflazione, invece di salire, scese dal 5 al 4 %, con ciò a dimostrazione che le relazioni fra svalutazione e inflazione non sono “meccaniche”, come, per terrorismo psicologico, i “luogocomunisti” fanno credere. Il “laccio” del cambio fisso imposto dall’euro, i fendenti scagliati dall’Europa ai nostri redditi, ai nostri diritti, alla nostra sovranita’, al nostro sistema industriale, il tutto senza reazione da parte nostra, hanno portato il Paese fino a questo punto.

Un Paese super tassato, con tasse che superano il 50%, col costo del lavoro elevatissimo, con l’impossibilità di svalutare, con P.M.I. senza credito, con Piccoli Comuni abbandonati al loro inevitabile destino di estinzione, con disoccupazione crescente.

In questo scenario, il mezzogiorno è senza futuro, mentre l’Italia ha un Leader, Renzi, che parla in questi giorni di abbassamento delle tasse, di vendita dei “gioielli di famiglia“, senza annunciare nulla di concreto, che sia realmente efficace a promuovere la ripresa economica, insomma, da parte del Premier “parole, parole, parole”  con indici Istat che continuano a cadere, mentre si fa strada la vendita dei “gioielli di famiglia”, rappresentati da antichi e storici strutture, che negli 8103 Comuni di Italia raccontano la sua storia. L’economia non rinasce con queste iniziative, occorre mutare con vigore il nostro rapporto con la Germania e con i Paesi ricchi  e ripristinare lo scomparso principio di solidarieta’ che è alla base della nascita della Comunita’ Economica Europea.